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Equità e eguaglianza nei lavori domestici non sono uguali per tutte. Il caso tedesco

Adriano Cataldo

Equità e eguaglianza nella divisione dei lavori domestici delle coppie
Nel loro contributo su Neodemos¹, e nel loro recente volume, Carriero e Todesco (2016) sottolineano l’ “anomalia” dei lavori domestici nelle coppie italiane rispetto a quelle di altri Paesi. Questo è dovuto da un lato all’eccessiva partecipazione delle donne e dall’altro alla scarsa partecipazione degli uomini. Anche altri Paesi europei mostrano risultati interessanti. Questo articolo si occupa della Germania – un contesto (Nitsche e Grunow 2016) da un lato molto diverso dall’Italia (per livelli di occupazione femminile, che sono più alti), e da un lato molto simile (per la persistenza di una divisione tradizionale dei lavori domestici) – e si concentra sul nesso tra divisione eguale dei lavori domestici e percezione di equità della divisione stessa.

Se riferita in particolare ai rapporti di coppia, l’eguaglianza descrive un comportamento, e rappresenta una misura della modalità in cui i lavori domestici sono divisi. Pertanto, una divisione è eguale se entrambi i partner sono coinvolti allo stesso modo, diseguale se uno dei partner fa di più. La divisione eguale può essere conseguenza di una serie di caratteristiche della coppia, quali le risorse economiche, i valori e il livello di istruzione, e di caratteristiche contestuali, come le politiche per il lavoro e per la famiglia e le norme sociali (Todesco 2013).

L’equità, di contro, è una percezione che descrive la qualità della divisione dei lavori domestici. Sarà pertanto equa o non equa in base a un giudizio individuale, basato sia su caratteristiche individuali o di coppia (risorse economiche, valori, livello di istruzione), ma anche in base un processo di confronto (Todesco 2013).

Il ruolo dei valori

Considerando che la percezione di equità è associata per definizione alla divisione, quest’ultima è da considerarsi come fattore esplicativo della percezione di equità. L’analisi è stata svolta usando dati del German Family Panel. Si tratta di un dataset² molto ricco di informazioni, che permette di analizzare le informazioni dei due partner. Nell’analisi ci si concentra sul modo in cui la coppia divide i lavori (non eguale oppure eguale) e di come la partner donna definisca questa divisione (non equa oppure equa).

Nel campione analizzato, la divisione non eguale dei lavori domestici è più frequente rispetto alla divisione eguale (65% contro 35%), mentre la stessa divisione è definita come non equa dal 45% delle partner e equa dal restante 55%. Questo ci suggerisce di analizzare ulteriormente l’associazione tra eguaglianza ed equità. La figura 1 mostra che la relazione tra le due risulta forte se la coppia divide i lavori domestici divisi in modo eguale. Vi è infatti una netta maggioranza di donne che definisce la divisione eguale come equa. Nel caso dei lavori domestici divisi in modo non eguale, invece, i confini tra equità e iniquità sono meno netti.

schermata-2016-11-17-alle-10-12-20Per indagare nel dettaglio i risultati della figura 1 è possibile estendere l’analisi tenendo in considerazione i fattori individuali (valori, livello di istruzione, status occupazionale) o di coppia (status matrimoniale, numero di figli) e il come questi moderino la relazione tra eguaglianza e equità. Nell’analisi empirica, il fattore più importante è risultato essere il livello di egalitarismo o tradizionalismo della partner donna, riguardo ai ruoli di genere nella sfera privata. schermata-2016-11-17-alle-10-12-34Le donne che si dichiarano molto d’accordo a proposito dell’espressione “gli uomini dovrebbero essere coinvolti nei lavori domestici allo stesso modo delle donne”³, sono anche quelle che maggiormente definiscono la divisione eguale come equa. I grafici mostrano i risultati distinti per divisione non eguale dei lavori domestici (figura 2.1) e divisione eguale dei lavori domestici (figura 2.2).

Il dato che stupisce maggiormente è quello in figura 2.1. Rispetto alla figura 2.2, in cui le differenze non sono statisticamente significative, i valori di questa figura mostrano che sono soprattutto le donne più egalitarie a mostrarsi sensibili all’associazione tra eguaglianza e equità. In altri termini, per una donna egalitaria, una divisione non eguale dei lavori domestici risulta essere meno equa rispetto a quanto definito da una donna tradizionalista. Una donna tradizionalista, di contro, è portata maggiormente a definire come equa la divisione, indipendentemente dalla configurazione della stessa.

L’eterogeneità delle donne

Equità e eguaglianza, quindi, non sono uguali per tutte. Le donne tedesche più tradizionaliste sono più propense a definire equa la divisione. Inoltre, lo fanno indipendentemente dalla modalità della stessa. Questo probabilmente perché queste donne hanno aspettative minori dai rapporti di coppia. Inoltre, queste donne potrebbero essere più propense a adeguarsi al contesto tedesco, in cui persistono dinamiche tradizionali, soprattutto nella sfera privata. Di contro, le donne tedesche più egalitarie hanno maggiori aspettative dai rapporti di coppia, mostrando che equità e eguaglianza siano associate. Questi risultati possono suggerire ulteriori percorsi di ricerca. In particolare, studiare l’eterogeneità delle donne in relazione alle dinamiche di genere.

Riferimenti bibliografici

Carriero R., Todesco L. (2016) Indaffarate e soddisfatte. Donne, uomini e lavoro familiare in Italia, Carocci, Roma.
Nitsche N., Grunow D. (2016) Housework over the course of relationships: Gender ideology, resources, and the division of housework from a growth curve perspective. In: Advances in Life Course Research.
Todesco L. (2013) Quello che gli uomini non fanno. Il lavoro familiare nelle società contemporanee, Carocci, Roma.

Note

¹ Corriero Todesco – L’anomalia del lavoro domestico in Italia – neodemos 26/09/20156
² Pairfam – The German Family Panel
³ Un ulteriore aspetto interessante dell’analisi riguarda il fatto che altre variabili che definiscono l’ideologia di genere dei due partner non hanno alcun effetto su divisione (Nitsche e Grunow 2016) e percezione di equità.

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