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Economia e immigrazione: rischio collisione per Trump?

Andrea Marrocchesi
politica migratoria di Trump

Andrea Marrocchesi riflette sulle possibili ripercussioni economiche sfavorevoli della politica migratoria di Trump, che persegue la costruzione del muro sul confine col Messico, suo cavallo di battaglia nella campagna elettorale.

Dopo 35 lunghissimi giorni, i dipendenti della pubblica amministrazione statunitense hanno finalmente potuto tirare un sospiro di sollievo. Dopo ben 5 settimane si è infatti chiuso il regime di shutdown, ovvero il blocco del rifinanziamento delle attività amministrative da parte del Congresso di Washington . Si è trattato del blocco più lungo di sempre, ben superiore al precedente record di 21 giorni del 1995-96. Questo sollievo potrebbe essere però di breve durata: l’accordo raggiunto fra il presidente Donald Trump e gli oppositori democratici si estende solo fino al 15 febbraio, data a seguito della quale potrebbe verificarsi un altro blocco dei finanziamenti.

Come la cronaca ci ha ripetuto innumerevoli volte , il pomo della discordia era (e forse lo sarà ancora) il progetto di’estensione e potenziamento del Muro al confine col Messico, vero pallino dell’attuale inquilino della Casa Bianca: una scadenza così ravvicinata come il 15 febbraio è diretta a sollecitare efficacemente sia gli alleati Repubblicani che i rivali Democratici sulla questione.

Diminuisce lo stock di migranti irregolari

L’immigrazione ha sempre costituito un perno dell’attuale amministrazione americana, fin dalla campagna elettorale del 2016: fin dai primi mesi di presidenza, Trump ha attuato una serie di misure volte a contrastare l’immigrazione clandestina, come il famoso travel ban per i migranti dei paesi musulmani e il tentativo di sopprimere il programma per la tutela dei  famosi dreamers, i figli dei migranti irregolari giunti in Usa da bambini, che Obama aveva “schermato” da eventuali deportazioni in caso studiassero o lavorassero. Tuttavia, un calo della popolazione clandestina negli Stati Uniti si è verificato già prima dell’avvento di Trump, come certificato anche da fonti indipendenti.

Tra queste il Center for Migration Studies, think tank con sede a New York, che a febbraio 2018 ha mostrato come la popolazione clandestina (undocumented) nel 2016 fosse scesa a 10,8 milioni, il livello più basso dal 2003, grazie al calo di 1 milioni di illegali messicani fra il 2010 ed il 2016 (Figura 1) [1]. A conclusioni simili è giunto il Pew Research Center(PRC) , secondo il quale la popolazione irregolare si è ridotta a 10,7 milioni nel 2016, rispetto al picco di 12,2 milioni del 2007 [2].

Un freno all’immigrazione nonostante un’alta domanda di lavoro

Se l’immigrazione irregolare costituisce una fonte di profonda preoccupazione per Donald Trump, l’economia è motivo di orgoglio, grazie agli ottimi dati forniti dai principali indicatori macroeconomici nei suoi due anni di presidenza. Un dato che il presidente rimarca spesso è quello della disoccupazione, inferiore al 4%, il minimo da mezzo secolo. Questa situazione potrebbe però esaurirsi a breve, a causa di politiche eccessivamente repressive riguardanti la manodopera straniera. La Federal Reserve, in un rapporto di dicembre, ha stimato che il tasso naturale di disoccupazione (il tasso più basso che l’economia può sostenere senza causare inflazione) sarà del 4-5% nel prossimo quinquennio [3]. Sebbene la notizia sia sicuramente positiva, anche perché una bassa disoccupazione stimola una maggiore crescita dei salari, al contempo ci sono dei malus: negli Usa i posti di lavoro vacanti (jobs openings) sono ben 7 milioni, dunque l’offerta è nettamente superiore alla domanda.

In queste circostanze, ai datori di lavoro occorre un numero maggiore, e non minore, di lavoratori migranti. Sempre il PRC ha stimato un declino dei lavoratori irregolari da 8,2 milioni (5,4% della forza lavoro) nel 2007, a 7,8 milioni(4,8%) nel 2016 [4]. Gli irregolari rappresentano una fetta massiccia di lavoratori nel settore agricolo edilizio e alberghiero In assenza di sufficiente manodopera, gli agricoltori californiani hanno spostato le loro coltivazioni intensive in Messico [5].

Il Muro e l’economia

In aggiunta ad un calo già presente, le politiche implementate dall’amministrazione Trump contribuiranno ad accelerare la riduzione della popolazione irregolare , con potenziali rischi anche per l’immigrazione regolare. Paradossalmente, anche un’iniziativa come quella espressa nella dichiarazione congiunta Stati Uniti-Messico il 18 dicembre può risultare controproducente: infatti il governo Usa ha promesso 5,8 miliardi di dollari di investimenti pubblici e privati in America centrale, ed altri 4,8 miliardi per il Messico, di cui 2 miliardi da utilizzare per lottare contro l’immigrazione clandestina. Il neopresidente Lopez Obrador ha salutato l’accordo con entusiasmo, arrivando a dire che con esso “nessuno vorrà più andare a lavorare in America [6]”. Sebbene potenzialmente foriero di benefici per la sicurezza pubblica, tale accordo rischia di aggravare il saldo tra migranti in arrivo ed in uscita, già deficitario.

Questi trend esacerberanno la carenza di forza lavoro, specie per i ruoli meno qualificati. Oltre a questo, potrebbero determinare una maggiore inflazione, una riduzione dei contributi per il welfare a stelle e strisce della Social Security e del Medicare, un rallentamento della crescita economica e il trasferimento all’estero di lavoro e capitale. Non mancano proiezioni statistiche che certificano come nel prossimo quindicennio la crescita della forza-lavoro USA sarà sostenuta dai migranti [7]. Sebbene sia molto più difficile elaborare una soluzione univoca ed onnicomprensiva, piuttosto che edificare un muro di oltre 3000 km, sarebbe opportuno riformare il sistema dell’ immigrazione regolare, contrastare i problemi di ordine pubblico derivanti da quella irregolare e facilitare l’accesso alla cittadinanza per gli stranieri con lavoro e dimora stabile negli Usa.

Note

[1] Robert Warren, “The US undocumented population fell sharply during the Obama Era. Estimates for 2016” ,Center for Migration Studies, 22 February 2018

[2] Jeffrey Passel- D’Vera Cohn, “US unauthorized immigrant total dips to lowest level in a decade” , Pew Research Center-Hispanic Trends, 27 November 2018

[3] “What is the lowest level of unemployment that the Us economy can sustain?” FOMC economic predictions, 19 December 2018

[4] Jens Manuel Krongstad, “5 facts about illegal immigration in the US”, Pew Research Center- FacTank News in the Numbers, 28 November 2018

[5] Stacey Vanek Smith- Cardiff Garcia “Worker shortage hurts California’s agricolture industry” NPR, 3 May 2018

[6] Chris Riotta, “US will invest billions in Mexico and Central America to reduce emigration and increase economic stability” The Independent, 18 December 2018

[7] Jeffrey Passel- D’Vera Cohn, “Immigration projected to drive growth in US working-age population through at least 2035” Pew Research Center-FacTank News in the numbers, 8 March 2017

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