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Dovremmo tassare i figli maschi? (*)

Carl Noah

Un recente articolo sul quotidiano The Independent ha citato dati relativi all’esistenza di significative distorsioni nel rapporto dei sessi alla nascita in alcuni gruppi etnici del Regno Unito. Il rapporto dei sessi normale, alla nascita, è di circa 105 bambini ogni 100 bambine,  ma ci sono gruppi nei quali il rapporto alla nascita è, tra i secondogeniti, di 120 a 100. Questa forte deviazione dal rapporto naturale è la prova del ricorso all’aborto selettivo: i genitori che già hanno una figlia ricorrono all’aborto del feto femmina perché  vogliono che il secondogenito sia un maschio.

Le bambine scomparse

La questione della distorsione nel rapporto dei sessi alla nascita fu portata all’attenzione del grande pubblico da Amartya Sen già nel 1990.1 Sen  affermò che milioni di bambine in Asia erano discriminate e perfino uccise dai loro genitori in conseguenza di una preferenza, profondamente radicata, in favore dei maschi. Le ricerche successive hanno rafforzato le affermazioni di Sen, confermando che la distorsione nel rapporto dei sessi in alcune regioni dell’Asia era da attribuirsi al diffuso ricorso all’aborto selettivo e all’infanticidio delle bambine2. La preferenza dei genitori per i figli maschi è radicata in pratiche culturali che rendono le figlie assai più costose dei figli, quali l’uso di relegare la donna tra le mura domestiche e la necessità di provvederla di una dote3.

In questo articolo, discuterò due possibili risposte politiche alla distorsione del rapporto dei sessi. Perché sarebbero auspicabili politiche di questo tipo? La risposta è che la preferenza per i figli maschi può avere cospicui costi sociali. Per esempio, vi sono dati che mostrano che con questa siano direttamente correlati i delitti violenti. Si è osservato che la politica cinese del figlio unico ha causato un aumento del rapporto dei sessi a favore dei maschi e che questo, a sua volta, ha dato luogo ad un aumento dei delitti violenti. Del resto, le teorie evoluzioniste prevedono che la competizione intra-sessuale sia più forte quanto più è sbilanciato il rapporto dei sessi a favore dei maschi4.

Due risposte politiche

La risposta politica più ovvia, adottata sia dall’India che dalla Cina, è quella di proibire l’aborto selettivo. Questa soluzione però presenta due problemi. In primo luogo, è assai complicato tradurla in pratica, perché è assai difficile, se non impossibile, distinguere tra i genitori che vogliono abortire una gravidanza che poi risulta essere di sesso femminile, da coloro che vogliono abortire la gravidanza perché il feto è femmina. Occorrerebbe proibire l’aborto volontario in genere, o rendere impossibile per i genitori conoscere il sesso del loro bambino prima dello scadere del limite temporale oltre il quale l’aborto non è più permesso. Inoltre, si interferisce così con il diritto dei genitori di fare le loro scelte riproduttive.

Una risposta politica alternativa può consistere nel tassare i figli maschi. Con questa soluzione si riconosce che in una situazione di forte distorsione a favore dei maschi, la presenza di un figlio maschio impone un sia pur piccolo costo alla società. L’ammontare di questo costo è proporzionale alla distanza tra l’effettivo rapporto dei sessi e quello che è il valore naturale, pari a 1,05. Se il rapporto dei sessi effettivo è di 1,051, è evidente che la presenza di un bambino maschio impone solo un trascurabile costo aggiuntivo. Ma un rapporto dei sessi più alto – per esempio 1,2 – può determinare un considerevole costo sociale. In conseguenza, più alta è la distanza dal rapporto dei sessi naturale, più alta dovrebbe essere la tassa su ciascun figlio maschio.
D’altra parte, se la presenza di un figlio maschio determina un costo sociale, allora la presenza di una bambina femmina produce un beneficio sociale. E, come conseguenza, la tassazione pigouviana di un figlio maschio dovrebbe essere accompagnata da un sussidio pigouviano per una figlia femmina. E anche il sussidio per ciascuna figlia femmina dovrebbe essere proporzionale alla deviazione dal rapporto dei sessi naturale. Nell’insieme, mentre la tassa dovrebbe rendere più costoso avere un figlio maschio, il sussidio dovrebbe rendere più attrattivo avere una figlia femmina.

Tassare i bambini e sussidiare le bambine: limiti e obiezioni

Al di là della difficile realizzabilità politica delle misure sopra accennate, si possono porre due obiezioni a questo genere di approccio. In primo, luogo si potrebbe verificare un aumento degli aborti selettivi. Questo aumento potrebbe essere notevole, dipendendo dall’elasticità della preferenza dei genitori per il figlio maschio nonché dall’ammontare rispettivo della tassa e del sussidio. Per esempio, se per il 50% dei genitori (maschilisti) la preferenza per il figlio maschio fosse anelastica (cioè, non influenzabile dalla tassa), il riequilibrio del rapporto dei sessi potrebbe essere possibile solo incentivando l’aborto selettivo dei feti maschili nell’altro 50% della popolazione, piuttosto che scoraggiando l’aborto selettivo dei feti femminili presso i maschilisti. E’ un’obiezione seria, per la quale non c’è un’agevole risposta.

La seconda obiezione alle misure sopra accennate è che queste impongono dei costi a coloro che, non per loro scelta, hanno figli maschi. La risposta a questo genere di argomentazione venne proposta da Ronald Coase nel suo classico saggio The Problem of Social Cost5. Coase ragionò che le esternalità (costi sociali) sono  sempre dovute alle azioni di due o più attori e non di solo uno. Il fracasso di un apparecchio stereo proveniente da un’abitazione crea una esternalità solo se qualcuno abita vicino. Nel nostro caso,  avere un figlio maschio crea un costo sociale solo se un numero sufficientemente grande di altre persone hanno anch’esse dei figli maschi. Ma in queste circostanze il costo sociale sorge indipendentemente dal fatto che i genitori vogliano, oppur no, che il loro figlio sia maschio. 

Politica fantasiosa per l’Europa

L’idea di tassare le persone di un determinato sesso e di sussidiare quelle dell’altro può apparire fantasiosa. Al giorno d’oggi, le distorsioni nel rapporto dei sessi nel Regno Unito [e negli altri paesi Europei, NdT] non sono sicuramente così rilevanti da giustificare un intervento così intrusivo. Ed è consolante sapere che l’aumento del rapporto dei sessi in Cina e in India stia rallentando; in alcune province cinesi, anzi, tale rapporto ha perfino iniziato a declinare6. Tuttavia non è chiaro se questa tendenza continuerà. Né si hanno indizi su come potranno modificarsi in futuro le preferenze delle persone.

(*) Articolo pubblicato anche su “openpop.org

 

Note

1 – A. Sen, “More than 100 Million Women are Missing”, The New York Review of Books, 20 Dicembre 1990

2 – S. Sudha e  S. Rajan, “Female Demographic Disadvantage in India 1881-91”, Development and Change, 30, 1999; A. Sen, “Missing Women Revisited”, British Medical Journal, n. 327, 2003; M. Das Gupta, “Explaining Asia’s “Missing Women”: A New look at the Data”, Population and Development Review, 31, 2005

3 – T. Dyson e M. Moore, “On Kinship Structure, Demographic Behavior and Female Autonomy in India”, Population and Development Review, 9, 1983

4 – Edlund e alii, “Sex Ratios and Crime: Evidence from China”, The Review of Economic and Statistics, 95, 2013; S. Emlen e L. Oring, “Ecology, Sexual Selection, and Evolution of Mating Systems”, Science, 197, 1977

5 – R. Coase, “The Problem of Social Cost”, Journal of Law and Economics, 3, 1960

6 – Das Gupta et alii, “Evidence for an Incipient Decline in Numbers of Missing Girls in China and India”, Population and Development Review, 35, 2009.

 

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