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Dal “pacchetto sicurezza” al “pacchetto integrazione”

Massimo Livi Bacci

Nei giorni scorsi la Caritas-Migrantes ha mantenuto il consueto appuntamento autunnale presentando il Dossier Statistico 2009, XIX edizione del rapporto sull’immigrazione in Italia[1]. Un appuntamento reso più rilevante dalla partecipazione, con un sostanzioso intervento, del Presidente della Camera Gianfranco Fini. Nel Dossier ci sono molti dati quantitativi ed una serie di approfondimenti che riguardano le varie dimensioni del fenomeno migratorio: i minori, la scuola, la casa, il lavoro, l’imprenditoria, le rimesse, la discriminazione, la devianza, le politiche nazionali e quelle locali. Ed altri ancora.

Negli interventi di presentazione, un filo conduttore: negli ultimi tempi il fenomeno migratorio è stato prigioniero della questione sicurezza, affrontata con la costruzione di un armamentario normativo restrittivo che ha trovato espressione nel cosiddetto “pacchetto sicurezza”. Adesso è tempo di tornare a lavorare per migliorare i rapporti tra società ospitante e migranti, e di costruire un robusto “pacchetto integrazione” che sostenga l’inserimento positivo dei migranti nel paese. L’innesto degli stranieri “va gestito, e non contrastato per principio, portando gli immigrati a sentirsi inseriti nella società, a rispettarne le leggi, a coglierne le possibilità di partecipazione e a dare tutto il loro apporto per la crescita del paese”[2]. Purtroppo sono molti, in Italia, coloro che non sono d’accordo con queste affermazioni.

 

Quanti sono gli stranieri in Italia?

La stima del Dossier sugli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia, a fine 2008, è di oltre 4,3 milioni (più del 7 % della popolazione totale), in aumento di 350.000 unità rispetto al dato di fine 2007, nonostante l’inizio della crisi. Questa cifra può essere scissa in una valutazione di 3,9 milioni di residenti (460.000 in più rispetto ad un anno prima) e di altre 400.000 persone in situazione regolare ma per qualche ragione non iscritti in anagrafe (tabella 1).

 

Tabella 1 – La presenza straniera regolare in Italia al 31 dicembre 2008

Residenti stranieri a fine 2007        3.432.651
Stranieri arrivati nel 2008            896.299
di cui: nuovi lavoratori registrati     407.941
    – nati da entrambi i genitori stranieri        72.472
     – familiari ricongiunti     150.507
    – arrivati per motivi di studio        19.757
    – arrivati per motivi religiosi          4.279
    – arrivati per residenza elettiva          3.896
    – arrivati per lavoro autonomo          1.887
    – arrivati per asilo o protezione umanitaria        30.000
    – arrivati per altri motivi          5.560
    – “sofferenza anagrafica”     200.000
Presenza regolare totale a fine 2008        4.328.950

Nota: Nella somma non sono dedotte le 40.000 concessioni di cittadinanza agli stranieri del 2008; i 4000 decessi i circa 20.000 iscritti in anagrafe tornati al paese di origine, ritenendo queste cifre compensate da altre poste non prese in considerazione. Le 200.000 “sofferenze anagrafiche” contabilizzate riguardano essenzialmente sfasamenti temporali nel processo di iscrizione.

 

Fonte: Caritas/Migrantes, Imigrazione. Dossier Statistico 2009, Idos, Roma, 2009, p. 97

 

 

Benché sul metodo delle stime (quelle adottate per il Dossier 2007) Corrado Bonifazi abbia espresso su Neodemos alcune riserve, per l’uso un po’ garibaldino della contabilità demografica (Corrado Bonifazi, Quanto è cresciuta l’immigrazione?,), pochi dubbi sussistono sugli ordini di grandezza e sulle tendenze del fenomeno. Ai regolari vanno poi aggiunti anche gli irregolari, per i quali si possono fare solo congetture, ma che sono sicuramente molti di più (il doppio?) dei circa 300.000 denunziati dalle altrettante domande di sanatoria per badanti e lavoratori domestici dello scorso settembre. Non si va probabilmente lontani dalla realtà prevedendo che alla fine del 2009 il complesso degli stranieri si aggirerà intorno a 5 milioni.

Ma, attenzione: circa un terzo dei 3,9 milioni di regolari sono cittadini di un altro paese dell’Unione Europea (della Romania, in maggioranza). Nel lessico che si sta diffondendo, la qualifica di “straniero” è tecnicamente attribuibile solo agli “extracomunitari” (e non sarebbe male mandare in soffitta questo orrendo neologismo). Gli altri sono cittadini comunitari, non più “stranieri”: non è utopistico pensare che, nel futuro ci potrà essere una cittadinanza europea prevalente rispetto a quella nazionale.

 

Tabella 2 – Presenza regolare in Italia, 2006-2008

2006 2007 2008
Popolazione residente totale 59.131.287 59.619.290 60.045.068
Popolazione residente straniera 2.938.922 3.432.651 3.891.295
Presenza regolare complessiva (stima) 3.690.000 3.987.000 4.329.000
Nati da genitori stranieri 57.000 63.000 72.472
Minori 666.000 767.000 862.453
Iscritti a scuola 500.512 574.133 628.937
Acquisizioni di cittadinanza 35.766 38.466 39.484
Regolari sul totale della popolazione (%) 6,2 6,7 7,2
Minori per 100 immigrati regolari 18,0 19,2 19,9
     
Ripartizione % dei residenti immigrati
Nord Ovest 36,3 35,6 35,1
Nord Est 27,3 26,9 27,0
Centro 24,8 25,0 25,1
Sud 8,5 8,9 9,1
Isole 3,3 3,3 3,7
Italia 100,0 100,0 100,0
Prime 5 collettività residenti (% su tot. stranieri) 45,1% 49,0% 50,5%
– Romania 342.200 624.741 797.477
– Albania 375.947 401.915 441.396
– Marocco 343.228 365.908 403.592
– Cina 144.885 156.634 170.265
– Ucraina 120.070 132.581 153.998

Nota: I dati i stock si riferiscono al 31 dicembre

 

Fonte: Caritas/Migrantes, Immigrazione. Dossier Statistico 2009, Idos, Roma, 2009, p. 13

 

Un futuro incerto

Il futuro dell’immigrazione è incerto. Il Dossier analizza i sintomi emergenti di una più tenace integrazione nel paese: i matrimoni misti, la casa, l’imprenditoria, il lavoro, il risparmio. Ma non vanno occultati i grandi problemi che l’immigrazione porta con se: un elevato rischio di esclusione, particolari forme di devianza, diffuse forme di discriminazione, gli sbarchi illegali sulle coste del paese che hanno fatto segnare un record nel 2008, la disoccupazione (e la conseguente crescita dell’irregolarità) che la crisi porta con se, i problemi irrisolti delle seconde generazioni. Gran parte del paese e dell’opinione pubblica vive nell’equivoco che l’immigrazione sia reversibile e che degli immigrati si possa fare a meno. Che essi rappresentino una “protesi” della quale ci si possa disfare a piacere, ristrutturando l’economia, aumentando la produttività degli autoctoni, regolando il mercato del lavoro. Queste convinzioni impediscono di prender coscienza che l’immigrazione è, e resterà a lungo, un fenomeno strutturale; che la migliore garanzia della sicurezza è l’integrazione; che questa non è gratuita; che la precarietà ritarda l’integrazione così come l’esclusione dal diritto di voto; che un paese a forte immigrazione deve poter convertire gli immigrati in cittadini.

Infine resta irrisolto – anzi si aggrava – il problema dell’irregolarità. Gli effetti combinati della crisi, di una amministrazione inefficiente, e di un’economia sommersa di enormi dimensioni nutrono l’irregolarità, che una legislazione inutilmente criminalizzante non può contenere. Tanto è vero che a tambur battente si è dovuto procedere alla sanatoria per colf e badanti per il ruolo fondamentale da loro esercitato nel sistema di welfare all’italiana. Ancora una volta, la prevenzione dei danni che la criminalizzazione dell’irregolarità potrebbe infliggere al paese è quella, tutta italica e millenaria, di far finta di nulla. I questori si guardano bene dal mandare pattuglie ai raduni degli immigrati nei parchi pubblici, nelle piazze o nei luoghi dove si riuniscono nei giorni di festa, per controllare i loro documenti. Almeno per ora.

 


[1] Caritas e Migrantes, Immigrazione. Dossier statistico 2009, Idos, Roma, 2009.

[2] Nel comunicato stampa per la presentazione del Dossier, p. 5.

 

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