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Come cambia la famiglia italiana

Manuela Stranges

Un quadro d’insieme
Di famiglia si parla ormai spesso, non solo in accademia, ma anche in ambito politico-istituzionale: si pensi all’attenzione per le unioni di fatto e le nuove tipologie familiari, e per le implicazioni, giuridiche e socio-economiche, connesse allo scioglimento di un’unione e all’affidamento dei figli.

Il motivo di questo interesse è che la famiglia italiana sta cambiando, profondamente e rapidamente: si forma più tardi, ha dimensioni sempre più ridotte e assume nuove caratteristiche, con una perdita di centralità del matrimonio e un aumento delle nuove tipologie familiari. Queste modifiche sono il risultato di una serie di altri processi socio-demografici. Tra questi, ad esempio, la discesa della fecondità, oggi pari a soli 1,34 figli per donna (quando ce ne vorrebbero 2 per garantire un regolare ricambio generazionale), e la quasi scomparsa delle famiglie con tre generazioni (nonni – figli – nipoti), o con membri collaterali (zii, cugini, ecc.). Questo ha determinato il rimpicciolimento dei nuclei familiari, oggi ridotti a soli 2,5 componenti, in media, contro i 4 dei tempi dell’Unità d’Italia. E’ poi diminuita la nuzialità e ci si sposa sempre più tardi (dopo i 29 anni, in media). E tardi, dopo i 31 anni, si fanno anche i figli.
La crisi del matrimonio

In Italia ci si sposa sempre meno. Se nel 1963 furono celebrati oltre 8 matrimoni ogni 1000 abitanti (il valore più elevato dal secondo dopoguerra), tale valore è sceso al 4,3‰ nel 2004, il valore più basso mai registrato in Italia.

Di contro, l’aumentata instabilità matrimoniale è confermata dal numero crescente di scioglimenti delle unioni: nel 2004 ci sono stati in Italia quasi 47 mila divorzi, a fronte di un valore annuo che era di poco superiore a 10.000 negli anni 70 (Fig. 1). Nel medesimo anno le separazioni sono state oltre 82 mila.
La riduzione dell’ampiezza familiare

Il numero dei nuclei familiari è cresciuto nel tempo: dai 12 milioni scarsi nel 1951 ai quasi 22 milioni nel 2001: questo dato si spiega sia in relazione all’aumento della popolazione complessiva, sia, e soprattutto, in relazione alla progressiva diminuzione delle dimensioni medie dei nuclei familiari stessi.

Infatti, dal secondo dopoguerra ad oggi, vi è stata l’affermazione delle famiglie più piccole e la quasi scomparsa di quelle più grandi. In particolare, si assiste alla crescita dei nuclei monopersonali e di quelli composti da due membri, ad un sostanziale equilibrio negli anni dei nuclei di due o tre componenti e ad una discesa dei nuclei composti da cinque o più persone. Nel 1951 le tipologie di famiglia prevalenti erano quelle composte da 3 persone (20,7%), e quelle con 6 o più membri (20,0%), mentre al 2001 le famiglie percentualmente più consistenti erano quelle composte da 2 membri (27,1%) seguite da quelle monopersonali (24,9%).
Coniugalità e genitorialità: strade non più parallele

Nel processo di trasformazione delle strutture familiari che si sta realizzando in Italia si può anche evidenziare la progressiva dissociazione tra genitorialità e coniugalità. La sequenza con cui avevano luogo i diversi passaggi della transizione allo stato adulto degli individui era, fino a qualche anno fa, abbastanza cristallizzata: uscita dalla famiglia d’origine, formazione di una nuova unione (prevalentemente attraverso il matrimonio), nascita dei figli. Tale successione di eventi appare oggi molto meno rigida, in particolare per quanto concerne gli ultimi due punti.

Crescono le nascite al di fuori del matrimonio (Fig. 2), che nel 2005 sono state quasi 95 mila, pari al 17% del totale delle nascite (549 mila). Tale valore appare molto elevato se comparato al 2% del 1966, il valore più basso dal secondo dopoguerra ad oggi.
E il futuro?

Se le tendenze che si sono delineate negli ultimi anni dovessero proseguire, la famiglia italiana subirà nuovi profondi mutamenti, che in parte avvicineranno il nostro sistema familiare a quello di altri paesi europei (ad esempio quelli nordici) che hanno già sperimentato alcuni dei processi attualmente in corso da noi: meno matrimoni, più divorzi, più famiglie ricostituite (cioè formate da persone con precedenti esperienze di matrimonio), ecc. Ma altri aspetti sono peculiari del sistema italiano: ad esempio la bassa fecondità, il ritardo con cui i figli grandi escono di casa e la loro tendenza a vivere molto vicini ai genitori, o la scarsa diffusione delle coppie di fatto. Il tutto, poi è complicato dalla rapida crescita della presenza straniera, con la conseguente introduzione di novità anche nel contesto familiare, e la crescita di eterogeneità tra coniugi.

Appare quindi difficile prevedere in che senso si stia muovendo la famiglia. Ma appare giusto, almeno, interrogarsi su una questione: se la famiglia cambia così radicalmente, non è forse necessario che si adeguino anche le politiche che la riguardano?
Per saperne di più

Istat (2006), Strutture familiari e opinioni su famiglia e figli, Indagine Multiscopo sulle famiglie «Famiglia e soggetti sociali» Anno 2003, Settore Famiglia e società, Informazioni n. 18
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