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Clinton e Trump sull’aborto

Letizia Mencarini

Un altro tema caldo nell’ultimo dibattito lo scorso 19 Ottobre tra Hillary Clinton e Donald Trump è stato quello sull’aborto1. Di poche, pesanti, parole, Trump, più verbosa la Clinton, i due candidati sono totalmente contrapposti anche sul tema dell’aborto. A favore la Clinton, contrario Trump. L’anchor man di Fox News, Chris Wallace li spinge ad esporsi molto esplicitamente su due aspetti che animano il dibattitto sul tema dell’aborto negli Stati Uniti: 1) se il diritto ad abortire debba tornare o meno ad essere oggetto di una legge dei singoli stati; 2) fino a che punto si debba estendere il diritto all’aborto e quindi se sia possibile l’aborto tardivo.

Round 1: Clinton pro Roe (ovvero per la libertà di abortire) vs Trump pro Wade (ovvero per il diritto alla vita)

Jane Roe (nome fittizio) nel 1970, incinta del terzo figlio dal marito violento ricorre al Tribunale per affermare il suo diritto di abortire. Henry M. Wade è l’avvocato che rappresenta lo stato del Texas nel processo. La causa poi arriva alla Corte Suprema degli Stati Uniti che nel 1973 riconosce a larga maggioranza il diritto all’aborto, anche in assenza di problemi di salute della donna, del feto e di ogni altra circostanza che non sia la libera scelta della donna. La sentenza sancisce il diritto di aborto negli Stati dell’Unione, in un’ottica di limitazione dell’ingerenza statale, lasciando ad essi il diritto di legiferare solo rispetto al tempo di gestazione (cioè rispetto a quale sia il limite in cui il feto sia in grado di sopravvivere al di fuori dell’utero materno). Prima di tale sentenza ogni Stato disciplinava sull’aborto con legge propria, limitandolo fortemente nella maggior parte dei casi.

Chi vincerà le prossime elezioni nominerà dei giudici che potrebbero andare contro questa famosa sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America “Roe contro Wade”, che dal 1973 riconosce il diritto all’aborto a tutte le donne americane. Ribaltare la sentenza vorrebbe dire aprire la strada al ritorno alla disciplina statale in materia e, quindi, a possibili diversità tra Stato e Stato rispetto al diritto all’aborto.

Quando il moderatore del dibattito chiede esplicitamente a Trump se, dato che si dichiara “pro-vita”, vuole che la Corte Suprema Federale ribalti la sentenza Roe contro Wade, che riconosce il diritto delle donne all’aborto, Trump risponde – un po’ titubante e solo quando incalzato – che nominerà due, forse tre giudici pro-vita, che ribalteranno pertanto la sentenza e che faranno passare la decisione ai singoli stati.

Clinton si dichiara invece “fortemente” a favore della sentenza Roe contro Wade, “che garantisce alle donne il diritto costituzionale di prendere la decisione più intima e, in alcuni casi, la più difficile, che si possa immaginare, sulla propria salute”. Sostiene che difenderà, difendendo appunto la sentenza Roe contro Wade, il diritto delle donne di prendere decisioni sulla propria salute e che difenderà anche il Planned Parenthood, il sistema di cliniche che offrono servizi di educazione sessuale e pianificazione familiare, ma anche vari tipi di screening oncologici e altri servizi alle donne, mentre accusa Trump di essere favorevole al taglio governativo dei sussidi al PP e persino di essersi dichiarato pronto al blocco delle attività amministrative pur di raggiungere questo risultato. “I nostri progressi sono stati tali che è impossibile ora ritornare indietro. Lui (Trump) dice addirittura che le donne dovrebbero essere punite, che ci dovrebbe essere una qualche forma di punizione per le donne che ottengano l’aborto. E io non posso che essere fortemente contraria a questo modo di pensare”. Trump non reagisce all’accusa.

Round 2: Clinton per la tutela della vita e della salute della madre, Trump per la tutela del bambino anche contro la vita e la salute della madre

Il moderatore vuole sondare fino a che punto Clinton crede che si debba estendere il diritto all’aborto, dato che è stata citata per aver detto che il feto non ha diritti costituzionali e che ha votato (come senatrice) contro il divieto all’aborto tardivo. Clinton ribadisce che la sentenza Roe contro Wade stabilisce molto chiaramente che ci possono essere limitazioni all’aborto, ma che la vita e la salute della madre devono essere tenute in considerazione.

Trump è invece contrario all’aborto tardivo: “Se si è d’accordo con quello che Hillary sta dicendo, al nono mese, si può prendere il bambino e strapparlo dall’utero della madre proprio prima della nascita. (…) Per me non è ok, perché, basandoci su quello che lei dice, e basandoci su quello che intenderà fare in futuro, uno può prendere il bambino e strapparlo dall’utero fino all’ultimo giorno del nono mese. E questo è inaccettabile”.

Clinton reagisce: “Be’, non è esattamente quello che accade in questi casi. E usare questa retorica della paura è veramente grave. Lei dovrebbe incontrare alcune delle donne che ho incontrato io, donne che ho conosciuto nel corso della mia vita. Questa è una delle peggiori scelte che una donna, e la sua famiglia, siano costrette a prendere. E non credo che spetti al governo prenderla. Sa, io ho avuto il grande onore di viaggiare per il mondo su incarico del mio paese. Sono stata in paesi dove il governo ha costretto le donne ad avere aborti, come succedeva in Cina, o, come in Romania, le ha forzate ad avere figli. E posso dirle questo: il governo non ha nessun diritto di interferire nelle decisioni che le donne prendono con le loro famiglie, in accordo con la propria fede, dietro consiglio medico. E sosterrò tale diritto”.

¹La trascrizione in inglese del dibattito si trova sul sito dello Washington Post

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