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Censimento nomade? Come e perché analizzare la popolazione Romanès

Anna Segre

E’ possibile censire bene anche i Rom, approfittando magari del censimento della popolazione, che si svolge in Italia proprio in questi giorni? Conoscere l’entità numerica e le altre caratteristiche della popolazione Romanès (dove sono sul territorio, qual è la loro distribuzione per famiglie, per età, ecc.) sarebbe di grande interesse per il nostro paese, anche al fine di garantire una migliore integrazione, fermo restando che proprio quest’ultima deve essere il principio fondamentale delle analisi, perché è facile altrimenti cadere nella trappola della discriminazione. Ma come fare a raccogliere i dati? Le strade percorribili appaiono sostanzialmente due.
Chiedere etnia e nazionalità nei censimenti tradizionali
Una prima modalità può essere quella di inserire categorizzazioni etniche all’interno del regolare censimento della popolazione. Questo è l’approccio che utilizzano, ad esempio, Stati Uniti (fig. 1) e Inghilterra (fig. 2) per rilevare la composizione etnica delle loro popolazioni. Il vantaggio è che si copre, almeno in teoria, tutta la popolazione, nell’ambito di un’operazione omogenea, coordinata dall’istituto centrale di statistica.Ma ci sono anche svantaggi. Il primo è che è difficile formulare quesiti che consentano di identificare univocamente le diverse etnie, tenendo anche conto delle numerose situazioni un po’ sfumate, al punto che i censiti stessi non sempre sanno come classificarsi.Ma forse anche più importanti sono i problemi di potenziale discriminazione che tali quesiti sollevano. E’ per questo che i quesiti etnici sono evitati in molti stati, e non sono considerati “centrali” (core, in inglese) negli standard dei censimenti europei. Per ovviare a questi problemi sarebbe infatti necessario attuare, contemporaneamente alla rilevazione, politiche di discriminazione positiva che aiuterebbero ad aumentare la collaborazione dei censiti, attenuando le possibili derive discriminatorie di questi procedimenti.
Censimenti ad hoc?
Una possibile alternativa è quella di un censimento attuato da un soggetto diverso dall’Istat, che offra ai rispondenti qualche concreto vantaggio. Un esempio è il censimento demandato alla CRI (Croce Rossa Italiana) dal prefetto di Roma sul territorio del Lungotevere (v. Massimo Livi Bacci, Un censimento dei Rom nei campi di Roma , Neodemos, 17/05/2011). Il censimento della Croce Rossa si propone, infatti, come parte di un intervento precedente e più ampio e, contemporaneamente, come primo passo di un nuovo programma di interventi all’interno dei campi nomadi analizzati. Come riscontro immediato offre a coloro che accettano di farsi censire un tesserino CRI che facilita l’accesso alle strutture sanitarie; a più lungo termine, il censimento avviene come premessa a una campagna di vaccinazione della popolazione residente nei campi.Non dissimili, sotto certi aspetti, sono gli interventi di “Terra del Fuoco” , associazione che si occupa di alcuni campi Rom nell’area Torinese. Anch’essa si propone, infatti, come agente raccoglitore di dati, ma all’interno di una relazione a lungo termine, in cui è fondamentale la creazione di un rapporto di fiducia.Lo svantaggio di queste operazioni è che esse coprono una zona specifica, un campo nomadi, ad esempio, e quindi non colgono le persone che non vi abitano, pur se appartengono all’etnia che interessa studiare. Un altro svantaggio è che esse non si svolgono con i tempi e le modalità del censimento tradizionale, e i risultati non sono quindi facilmente comparabili.Ma il vantaggio è che pratiche di questo tipo consentono di raccogliere dati soprattutto laddove vi è maggiore necessità di integrazione e, grazie anche al fatto che sono condotte da associazioni che sono parte integrante di quel contesto sociale, arrivano più direttamente e facilmente a una popolazione che altrimenti tende a sfuggire alla rilevazione,  e si tratta di vantaggi di non poco conto.Ovviamente, le difficoltà di censimento dei Rom sono solo un aspetto di un problema più ampio, quello del rapporto tra i Rom e la società italiana. E per la soluzione di questo problema, che richiederebbe una reale volontà politica da ambo le parti, le prospettive appaiono ancora molto incerte.

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