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Cari figli italiani. Quanto costano ai genitori in termini di tempo?

Maria Letizia Tanturri

Ore di sonno perdute, partite di calcetto ormai dimenticate, mancate serate al cinema… Tutti i genitori sanno cosa vuol dire avere un figlio e quale rivoluzione nell’impiego del loro tempo comporti: non solo devono dedicarsi alla cura del nuovo arrivato, ma con ogni probabilità toccherà loro raccogliere montagne di giochi dal pavimento e riordinare casa, cucinare à la carte per i più piccoli, scarrozzarli a scuola e a fare sport, e con ogni probabilità questo avrà ripercussioni anche sul tempo che impiegano nel lavoro retribuito.
Pavimenti sporchi piuttosto, ma bambini accuditi
Una ricerca condotta negli Stati Uniti mette in luce come l’investimento di tempo dei genitori per i figli sia andato aumentando dagli anni Sessanta a oggi, contrariamente all’idea diffusa che ai giorni nostri ci sia sempre meno tempo da trascorrere con i figli (Sayer et al. 2004). I genitori americani, entrambi lavoratori, hanno ridotto il tempo dedicato ad altre attività familiari (ad esempio, al lavoro domestico), ma non le ore per stare con i loro bambini. In altre parole, preferiscono avere case meno pulite, ma godere di più della presenza dei bambini. Sebbene il tempo sia diventato più costoso, i genitori sono disposti a regalarne ai figli più oggi che non in passato, nella consapevolezza che la “qualità” dei figli, dipende anche dai loro input in termini di cure e di stimoli (oltre che, ovviamente, dall’investimento in istruzione).
Per l’Italia, sfortunatamente, non abbiamo studi analoghi di lungo periodo, ma possiamo ipotizzare che la tendenza sia analoga. Lo scambio di tempo tra le generazioni è sempre stato importante nel nostro Paese: i figli assorbono una grande quantità di tempo parentale quando sono piccoli, ma da adulti ci si attende che ne restituiscano ai genitori anziani almeno una parte in termini di aiuti. Questo scambio intergenerazionale di tempo ragionevolmente è più intenso nelle società a forti legami familiari come quella italiana.
Sonno e cinema addio: genitori al lavoro!
Il tempo dei genitori – diversamente dalle risorse economiche – è fisso e non ci sono lotterie in grado di regalare ore aggiuntive: una coppia ogni giorno ha solo 48 ore a disposizione da impiegare in tutte le attività (24 ore per ciascuno partner). Certamente, i genitori possono acquisire tempo per la cura dei loro figli o “acquistandolo” sul mercato (ad esempio, pagando una baby sitter, un asilo nido o una colf) o ricevendolo in dono come forma di aiuto (ad esempio dai nonni o dal sistema di welfare): tutti aspetti molto importanti, che possono influire sul costo dei figli.
Immaginiamo per semplicità che ogni coppia dedichi un certo tempo al lavoro, sia a quello non retribuito (cioè il lavoro domestico e di cura) che a quello retribuito (includendo anche gli spostamenti necessari per queste attività). Il tempo rimanente nella giornata che resta alle coppie è quello che chiameremo “tempo libero” e che si può dedicare al riposo, alla cura personale (lavarsi, vestirsi, …) o al puro divertimento.
In un recente studio sull’Italia (Tanturri 2012) – condotto con i dati dell’Indagine sull’Uso del tempo 2002-03 – è stato stimato che in un giorno feriale una coppia media senza figli (i cui i partner sono poco istruiti, lavoratori full-time e hanno tra 35 e 54 anni di età), residente al Nord, lavora per più di 17 ore, senza l’aiuto di una colf. Ma che succede se in famiglia c’è un figlio unico sotto i tre anni? Una coppia con le stesse caratteristiche lavora per 3 ore e 20 minuti in più al giorno e dunque subisce una corrispondente contrazione di tempo libero: e questo ciò che si può definire il costo dei figli in termini di tempo (Fig. 1).
Le cose vanno meglio se il figlio cresce: le ore “sacrificate” scendono a 2 ore e 25 minuti nell’età della scuola materna e ad un’ora e mezzo al giorno nell’età della scuola primaria e media (Fig. 1). E’ plausibile dunque che la scuola dell’obbligo faccia la sua parte e aiuti le coppie nella gestione di figli, riducendone i costi giornalieri, mentre per i più piccoli l’aiuto del nido sia meno efficace, anche perché molto utilizzato solo da una minoranza.
Più la prole è numerosa, maggiore è l’impegno dei genitori, anche se il costo per ogni singolo bambino diminuisce per l’effetto di economie di scala. Una coppia con tre figli, di cui uno sotto i tre anni, ha un aggravio di lavoro particolarmente gravoso rispetto alla coppia senza figli, pari a più di 6 ore e mezza giornaliere (Fig. 1). Questo vuol dire che gli “eroici”genitori lavorano per quasi 23 ore al giorno tra casa e luogo di impiego (quasi la metà del tempo giornaliero a loro disposizione), con una pesante contrazione di tempo libero. Non sorprende, dunque, che le famiglie numerose oggi in Italia, siano ormai una esigua minoranza: è possibile, infatti, che i genitori scelgano di avere un numero di figli più contenuto proprio per poter continuare a disporre di una certa quantità di tempo libero.
Ma quanto mi ami? E quanto mi costi?
E’ vero anche che nelle società sviluppate ormai i figli offrono essenzialmente benefici di tipo psicologico e i genitori considerano perlopiù un piacere passare del tempo con i propri bambini. Se possiamo definire questo un “costo” è solo perché occuparsi dei figli (sia dedicando loro tempo di cura, ma anche per il loro sostentamento materiale) comporta una riduzione del tempo disponibile per altre attività.
Va sottolineato, infine, che questo costo deriva sì dalle preferenze e dalle scelte dei genitori, ma anche da aspetti strutturali. Risultati ancora preliminari di ricerche comparative mostrano che in altri paesi occidentali dove nascono più figli (ad es. in Francia), i bambini comprimono meno il “tempo libero” dei genitori e dunque costano meno. Ciò accade sia perché in questi paesi vi sono più servizi (in particolare per bambini in età 0-2 anni) sia per un diverso atteggiamento culturale: ad esempio l’adozione di uno stile genitoriale più “rilassato” e/o standard di conforto domestico inferiori.
Per saperne di più:
Sayer Liana, Suzanne M. Bianchi e John P. Robinson. Are Parents Investing Less in Children? Trends in Mothers’ and Fathers. Time with Children. American Journal of Sociology, 110 (1), 1-4, 2004.
Tanturri M.L. (2012, in corso di stampa), Cari figli italiani. Una riflessione sul costo dei figli in termini di tempo, in Romano C., Mencarini L. e Tanturri M.L. (a cura di), Uso del tempo e ruoli di genere, Roma, Istat, cap. 4, pp. 93-116, Coll. Argomenti, n. 43, ISBN: 978-88-458-1710-5

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