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Bebè e politiche per la famiglia: la Francia in testa alla classifica della “vecchia” europa

Alessandra Cicali

Con 801.000 nuovi nati sul continente e 33.000 nei dipartimenti d’oltremare, la Francia ha superato, nel 2008, la soglia dei due figli per donna: il più alto tasso di fecondità registrato dal 1981 (Insee – Institut National de la Statistique et des Études Économiques ).
 
La Francia guida il gruppo …
Da tempo i francesi si attestano su livelli di fecondità non troppo lontani dalla soglia del rimpiazzo generazionale e il dato è in crescita nell’ultimo decennio: 1,79 figli per donna nel 1998, 2,00 nel 2006, 1,98 nel 2007 e 2,02 nel 2008. È così che la Francia si discosta dai Paesi dell’Europa continentale e meridionale, caratterizzati da tassi di fecondità molto bassi (1,30 figli per donna in Italia e Spagna, 1,36 in Grecia, 1,41 in Germania), e si pone in testa alla classifica dei Paesi con più figli, tra cui spiccano quelli nordici e anglosassoni: Irlanda (1,85), Norvegia (1,78), Danimarca (1,74), Finlandia (1,73), Svezia, Olanda e Gran Bretagna (1,66)[1]. Come mostra la tabella 1, fatta eccezione per Regno Unito da un lato e per la Germania dall’altro, la linea di demarcazione, tra il primo e il secondo gruppo di Paesi, sembra essere data dalla presenza di ben salde politiche a sostegno della famiglia. In particolare, nel 2005, la Francia ha destinato alle politiche familiari risorse pari 2,5% del PIL nazionale mentre, in Italia ci si fermava all’1,1%.


Tab.1. Spesa per le famiglie, 2005

Paesi % spesa sociale % PIL
UE 27 8,0 2,1
Europa meridionale e Germania
Germania 11,2 3,2
Italia 4,4 1,1
Spagna 5,6 1,1
Grecia 6,4 1,5
Europa del Nord, paesi anglosassoni e Francia
Francia 8,5 2,5
Regno Unito 6,3 1,7
Irlanda 14,6 2,5
Danimarca 12,9 3,8
Olanda 10,7 3,0
Finlandia 11,6 3,0
Regno Unito 6,3 1,7
Norvegia 12,1 2,8

Fonte: Eurostat
 
Proprio nel campo delle politiche per la famiglia, del resto, la Francia vanta una lunga tradizione. Avviata già dai primi anni del secolo scorso, la politica familiare francese si è modificata nel tempo per far fronte ai cambiamenti economici e sociali. Svolte importanti si sono verificate negli anni ottanta, quando l’attenzione si è rivolta alle facilitazioni per la cura dei bambini a sostegno delle madri lavoratrici, e durante la stagione 1997-2002, quando l’impegno pubblico si è concentrato sulla riduzione delle differenze di genere e sul benessere e l’educazione dei piccoli. É attraverso questo continuo percorso evolutivo che il welfare francese è giunto al complesso sistema di interventi che attualmente opera a sostegno delle famiglie.
 
Una politica per la famiglia, tante misure di sostegno
Innanzitutto esistono contributi economici per le famiglie con figli. Ne sono esempio le allocations familiales: somme pagate alle famiglie con almeno due figli, elargite per i ragazzi in età scolare (fino a 16 anni), che possono essere conferite per l’intero periodo degli studi e aumentano al crescere del numero dei figli. Nel 1997, un tentativo di escludere le famiglie più ricche dal diritto al contributo è stato fortemente osteggiato, e la copertura è rimasta universale. Altre forme di sostegno sono rivolte alle famiglie più povere. Si tratta di contributi per gli affitti, del RMI (Revenu minimum d’insertion) e dell’API (Allocation de parent isolé) destinato alle famiglie monoparentali con difficoltà economiche, pagato nell’arco del primo anno di vita del figlio, e rinnovabile fino al terzo anno di età.
Per favorire l’occupazione femminile, inoltre, sono state create forme di sostegno economico orientate direttamente a coprire i costi per la cura dei figli. Fanno parte di questi provvedimenti l’APE (allocation parentale d’éducation), elargito al padre o alla madre per i bambini fino a tre anni, l’AGED (allocation de garde d’enfant à domicile) e l’AFEAMA (Aide aux familles pour l’emploi d’une assistante maternelle agréée), destinati alle famiglie che assumono baby sitter. Una fetta importante delle politiche familiari riguarda i sostanziosi sgravi fiscali e il sistema pensionistico che conteggia parte del tempo dedicato ai figli. Mentre, la presenza dei genitori durante il periodo di crescita dei piccoli è garantita secondo un sistema non troppo diverso da quello italiano: congedo parentale, maternità e paternità retribuite sono diritti per i genitori francesi. A questi si aggiungono particolari permessi di assenza dal lavoro per accudire i figli malati in età scolare. Permessi retribuiti o lavoro part-time, infine, sono consentiti ai genitori che devono accudire figli portatori di handicap o colpiti da gravi malattie.
Punto di forza delle politiche familiari francesi sono, inoltre, i provvedimenti che combinano il sostegno alla famiglia con quello all’occupazione femminile. In questo ambito, l’offerta di servizi di cura per i più piccoli appare ampia. Ai già citati aiuti di carattere economico, destinati a coloro che decidono di affidare i piccoli a baby sitter all’interno della propria abitazione, si aggiunge l’offerta delle strutture pubbliche, potenziata con un investimento da 228 milioni di euro tra il 2000 il 2001, e in ulteriore fase di espansione. Con il PAIPPE (Plan d’Aide à l’Investissement Pour la Petite Enfance), un programma di investimento da 44 milioni di euro varato nel 2007, è prevista la realizzazione di 4.000 nuovi asili entro il 2010.

 
Tutto questo è garantito dalla CNAF (Caisse Nationale des Allocations familiales), un ente pubblico che finanzia l’insieme delle prestazioni familiari e definisce le strategie di azione delle politiche sociali per la famiglia. La CNAF è coadiuvata nel suo lavoro da 123 CAF (Caisse d’Allocations familiales), organismi di diritto privato distribuiti sul territorio. Nel 2007, la spesa complessiva della Cassa ha superato i 66 miliardi di euro, di cui oltre 46 destinati alle prestazioni per le famiglie e 20 di sostegno alla precarietà (Tab.2 e Fig.1).


Tab.2. Spesa CNAF, 2007 (milioni di euro)

  Euro
Famiglia 46.153,20
   
Famiglia- aiuti diretti 39.268,90
Famiglia- eccetto prima infanzia e alloggio 19.057,30
Famiglia- prima infanzia 12.845,20
Famiglia- affitti 7.366,40
Famiglia- aiuti indiretti (congedo parentale, maggiorazione delle pensioni…) 6.884,30
Precariato 19.978,20
Reddito sociale minimo (RMI…) 13.253,20
Alloggio (beneficiari senza figli) 6.752,00
Prestazioni totali 66.131,40

Fonte:CNAF, rapporto annuale 2008
 
La spesa per le famiglie è stata così suddivisa: 39,3 miliardi di euro versati direttamente alle famiglie, 6,9 miliardi per i congedi parentali e gli aiuti per l’assistenza gli anziani. Tra gli aiuti direttamente versati alle famiglie 12,8 miliardi (il 28% del totale destinato alla famiglia) sono stati riservati alla prima infanzia e 7,4 (16%) ai contributi per gli alloggi. Si tratta, peraltro, di cifre in crescita, sia per le rivalutazioni approvate nello scorso dicembre (3% per le prestazioni destinate alla famiglia e del 2,95% per quelle destinate agli affitti) sia a causa del periodo di crisi internazionale che potrebbe determinare un ulteriore incremento del sostegno pubblico all’economia familiare.
 
 
Per saperne di più:
Insee, “Bilan démographique 2008”, n.1220, gennaio 2009
The CIA World Factbook, 2008
Eurostat, “Social Protection in the European Union”, Statistics in focus 46/2008
M.T. Letablier, “Fertility and Family Policies in France”, 2003
Cnaf, “Rapport annuel 2007”, 2008
Cnaf, Dossiers d’Etudes, Comparaison européenne des aides aux familles, n. 112, 2009
 


[1] Previsioni 2008, The CIA World Factbook

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