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Anziani di inizio millennio

Adele Menniti
Come vivono i nostri concittadini anziani? Sono fondate alcune idee che abbiamo su di loro? Su questi temi alcuni spunti di riflessione li offre un’indagine condotta di recente dall’IRPPS su un campione di ultrasessantacinquenni[1], dal quale emerge un quadro per certi versi inatteso, di anziani contenti della fase della vita che stanno attraversando, soddisfatti di quanto hanno costruito e che non si sentono vecchi. Allo stesso tempo affiora la figura di un anziano distante da ciò che lo circonda, che non riesce – o non è pronto – a cogliere le opportunità che la città offre.

Il tempo libero fra condizionamenti e continuità

Spesso si pensa agli anziani come persone libere, libere di gestire la propria giornata come desiderano. Ma è una libertà condizionata perché, a una certa età, si assiste talvolta a un peggioramento del proprio stato di salute e delle disponibilità economiche, all’affievolirsi di alcune capacità. Vi sono poi abitudini consolidate, che spesso si desidera mantenere: i nostri intervistati, ad esempio, hanno mostrato una bassa propensione al trasferimento di residenza (14%) e tra chi è disponibile a lavorare (21%), la maggioranza desidera fare lo stesso lavoro di prima.

Alla domanda su cosa facessero nel tempo libero, più della metà degli intervistati ha risposto che vede la TV ed ascolta la radio: Questi sono i passatempi preferiti, seguiti dalla lettura. La vita di relazione coinvolge un numero significativo di anziani: un quarto di loro riceve o va a casa di amici e parenti o si occupa dei nipoti. I due generi scelgono differenti luoghi per socializzare e impiegano il loro tempo libero in attività per certi versi simili a quelle svolte in precedenza: le donne sono più proiettate verso la famiglia, gli uomini hanno un ambiente di riferimento più ampio.

Le attività di cura e di sostegno sono rivolte prevalentemente all’interno della cerchia familiare o al più amicale, anche perché gli intervistati hanno mostrato una certa difficoltà a confrontarsi con i disagi altrui: si vogliono tenere distanti dalla malattia, dalla solitudine, dalle situazioni difficili che vedono prossime e che vogliono affrontare il più tardi possibile. Sia la frequentazione dei centri anziani che l’attività di volontariato sono indebolite nel loro valore da questo atteggiamento: agli anziani non attira molto condividere il tempo con i coetanei, talvolta percepiti come persone quasi “noiose, un po’ tristi, poco felici".

I servizi offerti dalla città sono “a misura di anziano”?

Gli intervistati danno nel complesso una valutazione positiva della qualità dei servizi offerti, ma al tempo stesso – ed è questo il risultato più interessante – trasmettono l’immagine di cittadini poco consapevoli di ciò che sta loro attorno, poiché una significativa quota di essi non è riuscita ad esprimere alcun giudizio (tab. 1). Questo emerge anche per i servizi rivolti soprattutto alle fasce anziane, come i centri di socializzazione, i servizi domiciliari e socio-assistenziali, le attività di volontariato. Risulta evidente, per gli enti locali, la necessità di migliorare l’immagine di questi servizi, riqualificando la comunicazione, al fine di rendere gli anziani più consapevoli di quanto la loro città fornisce. Essi potrebbero anche essere maggiormente coinvolti per sostenere quella società di anziani attivi della quale molto si parla, ma per la quale non sembra ancora stata trovata la ricetta. Questa “lontananza” dalla propria città si delinea come un risultato interessante dello studio poiché è diffusa e ci offre una quadro della condizione anziana forse inatteso, sul quale riflettere.
Tab. 1 – Pensando alla sua città e alle necessità delle persone della sua età, mi può dare un giudizio sulla qualità delle ……?

Scarsa

Sufficiente

Buona

Ottima

Non ne

conosco/ non esistono

Non sa / non risponde

Attività ricreative

12

10

15

3

27

33

Attività culturali

15

9

21

4

24

27

Attività di volontariato

7

9

16

5

24

39

Trasporto pubblico

18

26

32

5

2

17

Strutture sanitarie

20

30

38

7

2

3

Servizi socio-assistenziali

9

13

12

2

25

39

Totale di riga=100
Fonte: Indagine Irpps "La qualità della vita degli anziani in Italia", 2006
(http://www.irpps.cnr.it/sito/download/wp_anziani.pdf)
Gli anziani non sono infelici

Utilizzando un punteggio di felicità da 1 a 10 gli anziani dichiarano di avere oggi un livello di felicità di 6,8, stimano pari a 7,9 quello che avevano da giovani e a 5,8 quello dei coetanei (tab. 2). L’analisi della felicità degli anziani nelle sei città mostra livelli molto simili, nonostante le diversità del campione, il che indica che gli anziani si sentono abbastanza felici, ovunque.
Tab .2 – La felicità degli intervistati, oggi e a 30 anni, e quella attribuita ai loro coetanei

La felicità (in punteggio da 1 a 10)…

degli intervistati

oggi

degli intervistati

a 30 anni

attribuita

ai coetanei

Punteggio medio

6,8

7,9

5,8

Punteggio

Distribuzione % dei rispondenti (*)

1

3

1

1

2

2

1

3

2

1

2

4

6

2

8

5

8

6

31

6

17

10

32

7

24

19

15

8

20

21

7

9

9

12

2

10

9

28

1

(*) Totale di colonna = 100
Fonte: Indagine Irpps "La qualità della vita degli anziani in Italia", 2006
(http://www.irpps.cnr.it/sito/download/wp_anziani.pdf)
L’equazione terza età = infelicità sembra valere soprattutto quando si pensa agli altri, ai propri coetanei, anche se è vero che quando riflettono sulla loro gioventù gli over 65 dichiarano di essere stati ancora più felici di adesso. E’ quindi sbagliato credere che le persone diventino infelici man mano che invecchiano: al contrario emerge la tendenza a sentirsi felici in tutte le fasi della vita con la differenza, però, che ciascun anziano pensa di essere un caso fortunato perché ritiene di essere più felice dei coetanei. Lo stereotipo sulla mancanza di felicità come stato d’animo che pervade chi invecchia potrebbe allora derivare dal fatto che l’ anziano attribuisce agli altri questa caratteristica, riservando a se stesso una condizione di eccezione positiva.


Dopo i 65 anni: anziani o vecchi?

Anzianità e vecchiaia sono due concetti ben distinti: lo sostiene il 70% degli intervistati. Per il 26% del campione è la comparsa di problemi di salute a segnare l’ingresso nella vecchiaia; il 20% pone l’accento sulla perdita dell’autosufficienza e il 19% sulla scomparsa della gioia di vivere.

Le principali caratteristiche che segnano il passaggio alla vecchiaia sono quindi il degrado fisico, la perdita di un corpo sano ed efficiente, ormai segnato dalla scorrere degli anni, insieme al prevalere di un certo pessimismo verso la vita, alla scarsa disponibilità a cercare nuove emozioni.

Fra coloro che distinguono tra anzianità e vecchiaia, ben il 76% dichiara di non aver ancora vissuto nessuno dei cambiamenti che sanciscono questo passaggio. La soglia di ingresso alla quarta fase della vita appare quindi sempre più spostata in avanti, evidenziando come per gli anziani non sia l’avere superato una certa età a rendere vecchia una persona: vecchio è solo chi è degradato, fisicamente e mentalmente.


[1] L’indagine è stata condotta con metodo CATI su un campione di 698 anziani che non lavorano di Lecce, Mantova, Milano, Palermo, Roma e Teramo e svolta in collaborazione con lo Studio Ambrosetti – The European House. Il rapporto di ricerca è scaricabile in http://www.irpps.cnr.it/sito/download/wp_anziani.pdf.

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