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Anche i papà contano! Nuovi modelli di paternità in Spagna

Teresa Martín-García
padre che gioca con figlia

Negli ultimi decenni, il nuovo ruolo sociale delle donne, l’espansione delle opportunità educative e il progressivo indebolimento della posizione degli uomini nel mercato del lavoro, aggravata dalla recente crisi economica, hanno avuto un forte impatto sulle traiettorie educative, occupazionali, coniugali e riproduttive degli uomini. In questo articolo, riflettiamo sulla transizione alla genitorialità e sui nuovi modelli di paternità dei giovani adulti in Spagna.¹ Gli uomini diventano padri più tardi. I giovani studiano più a lungo, entrano nel mercato del lavoro più tardi e più tardi lasciano la casa dei genitori, formano una coppia, diventando padri a una età più avanzata rispetto al passato. Il rinvio della paternità è stato notevole in Spagna: nel periodo 1980-2014, l’età media degli uomini al primo figlio è aumentata da 30,1 a 33,9 anni (da 25 a 30,6 per le donne). In secondo luogo, molti giovani diventano padri “senza passare dall’altare”. martingarciaNel 2014, le nascite delle coppie non sposate hanno rappresentato il 72,6% delle nascite fuori del matrimonio e il 30,8% delle nascite totali (Figura 1). Queste cifre indicano che in Spagna la convivenza è diventata un contesto socialmente accettato nel quale far nascere e crescere i figli. Inoltre, i padri più giovani non sono più un mero sostegno economico ma assumono un ruolo sempre più significativo nella cura dei figli. L’immagine del padre “distante”, tradizionalmente associata al modello patriarcale, sta gradualmente attenuandosi, lasciando posto ad un nuovo concetto di paternità più attiva e coinvolta emotivamente.

Cosa sappiamo di questi “nuovi padri”?  

Le ricerche sul caso spagnolo evidenziano alcuni aspetti base. In primo luogo lo sviluppo dei nuovi modelli di paternità è conseguente all’affermarsi del principio della parità di genere ed alla consapevolezza delle responsabilità insite nell’essere padre. Tuttavia il maggiore coinvolgimento dei padri nella cura dei figli avviene anche per circostanze indipendenti dalla loro volontà, quali la ristrettezza delle risorse, l’asimmetria degli orari di lavoro, la disoccupazione. Gli uomini che si prendono cura dei figli hanno, di norma, un livello alto di istruzione ed appartengono alle classi medie. Tuttavia, troviamo pratiche egualitarie nella cura dei bambini anche tra gli uomini con minore istruzione o con un lavoro manuale. La crisi economica ha spinto molti uomini a ricercare altre vie di identificazione e di realizzazione personale fuori del lavoro retribuito.In secondo luogo, il coinvolgimento degli uomini nella cura dei figli ha diverse dimensioni²: la partecipazione, che si riferisce al tempo dedicato alla cura e al gioco; l’accessibilità, intesa come la disponibilità di cura; e la responsabilità, che implica decidere e pianificare le attività di cura (ad es. decidere i pasti, organizzare lo zaino per la scuola, partecipare alle visite mediche, acquistare i vestiti nuovi, ecc.). Tuttavia il fatto che i padri giovani “partecipino” di più rispetto ai propri padri non significa necessariamente “coinvolgimento”. Questo, infatti, implica un processo di anticipazione e adattamento che inizia prima della nascita di un figlio. Generalmente gli uomini fanno meno aggiustamenti personali e di lavoro rispetto alle donne. Alcuni uomini intensificano il loro impegno lavorativo per affrontare meglio la nuova responsabilità e le nuove necessità economiche. Altri, in vista della nascita di un figlio, anticipano la paternità e mutano i loro piani di vita (cercano un cambio di turno, riducono le ore di lavoro, svolgono telelavoro, progettano di prendere congedi di paternità). Solo questi ultimi diventano davvero padri coinvolti nella cura. Un numero ancora elevato di padri ritiene che il loro compito principale sia quello di provvedere economicamente alle necessità familiari (anche nel caso che la partner lavori) e non pone la cura dei figli al centro delle proprie preoccupazioni: sono dei “padri occasionali”. Questi uomini sono concentrati sul lavoro, passano poco tempo con i figli, e partecipano solo alle attività ricreative, non rinunciando alle proprie attività di tempo libero. Altri sono solopadri secondari o aiutanti” perché delegano la maggior parte della cura alle madri. Infine, i “padri impegnati e vicini alla co-responsabilità” hanno condizioni di lavoro che favoriscono il loro coinvolgimento, sono partecipativi nell’accudimento al di là degli aspetti ludici, e accessibili perché la loro condizione lavorativa lo consente. Alcuni sono pienamente responsabili e si prendono cura dei figli senza la presenza della madre.

Perchè vogliamo e abbiamo bisogno di uomini più coinvolti nella cura dei figli?

La risposta è semplice: una paternità più attiva e coinvolta emotivamente promuove l’uguaglianza di genere, un modello di conciliazione co-responsabile e il benessere dei bambini che hanno il diritto di godere di entrambi i genitori allo stesso modo. La distribuzione dei ruoli all’interno della famiglia, anche se relativamente paritaria all’inizio, di solito diventa più asimmetrica all’arrivo del primo figlio rendendo più problematica la nascita di un secondogenito. Diversi studi hanno documentato che un maggiore coinvolgimento del padre nella cura del figlio aumenta la probabilità della coppia di averne un altro. E questo è un aspetto importante perché la Spagna, con un tasso di fecondità di 1,32 figli per donna nel 2014, è tra i paesi con la più bassa fecondità, in Europa e nel mondo.

Una politica per la genitorialità condivisa

In Spagna, gli uomini devono superare molti ostacoli normativi e istituzionali per poter diventare padri impegnati. Né il mercato del lavoro né le scarse e poco generose politiche attuali favoriscono un maggiore coinvolgimento degli uomini nella responsabilità di cura. Un congedo per nascita e/o adozione individuale, uguale e non trasferibile per ognuno dei genitori e una legislazione che razionalizzi gli orari di lavoro potrebbero favorire delle strategie di conciliazione più co-responsabili. La durata del congedo di paternità è di due settimane dal 2007, ma la sua progressiva estensione a quattro settimane –come proposta nella Ley de Igualdad 2007– è stata rinviata sine die a causa della crisi. martingarcia1Secondo il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, 173,161 uomini utilizzarono il congedo di paternità quando venne approvato nel 2007 (figura). Solo un anno più tardi, lo fecero 279,756 uomini, con un aumento del 61 per cento. Tuttavia, questa tendenza al rialzo si è arrestata con l’inizio della crisi per la diminuzione del numero delle nascite, la disoccupazione e la crescita del lavoro precario. Il sistema spagnolo di congedi parentali prevede anche un congedo senza retribuzione per entrambi i genitori fino al compimento di 3 anni del bambino, ma nel 2014 solo il 6% dei titolari di questa forma di congedo erano uomini. Considerando tutte le prestazioni di maternità richieste nel 2014, gli uomini che hanno preso la parte trasferibile sono stati appena l’1,7 degli aventi diritto.³ Prendersi cura dei figli rafforza il legame genitore-figlio e responsabilizza il padre. Questo è fondamentale in un contesto di crescente instabilità coniugale. Inoltre, può contribuire a promuovere e diffondere –nel mercato del lavoro in particolare e nella società in generale– una nuova concezione della maternità e della paternità come fenomeno che coinvolge donne e uomini in modo paritario.

Per saperne di più

¹Project The Role of Men in Family Dynamics from an International Perspective.

²Lamb, M.E., Pleck, J.H., Charnow, E.L., and Levine, J.A. (1987) “A biosocial perspective on paternal behavior and involvement”, in Lancaster, J.B., Altman, J., Rossi, A, and Sherrod, L.R. (Eds.) Parenting across the lifespan: biosocial perspectives. New York: Academic Press, pp. 11-42.

³In Spagna, la madre può trasferire al padre un massimo di 10 settimane del permesso di maternità dopo le 6 settimane obbligatorie (per la madre stessa) dopo la nascita.

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