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4 miliardi in più entro la fine del secolo*

David Lam
4 miliardi in più di popolazione

Nel 2011 la popolazione del mondo ha toccato i 7 miliardi di abitanti, avendo aggiunto, nel giro di mezzo secolo, lo straordinario numero di 4 miliardi di persone ai 3 miliardi viventi sul pianeta nel 1960. Le proiezioni delle Nazioni Unite1 indicano che altri 4 miliardi2 di persone arricchiranno la popolazione mondiale prima della fine del secolo, quando la crescita dovrebbe essere prossima ad esaurirsi. Nel discutere se il mondo sia in condizione di assorbire altri 4 miliardi di abitanti (d’ora in poi, i 4 miliardi “futuri”) è istruttivo rivolgersi al passato e considerare alcune rilevanti differenze rispetto ai 4 miliardi aggiunti tra il 1960 e il 2011 (4 miliardi “passati”). I 4 miliardi “futuri” saranno soprattutto anziani, vivranno in Africa anziché in Asia, e impiegheranno quasi un secolo ad arrivare, invece dei 50 anni impiegati dai 4 miliardi “passati”. Essi creeranno nuove sfide, ma l’esperienza permette di guardare con moderato ottimismo alla capacità del globo di accoglierli.

Il passato, il presente e il futuro della crescita della popolazione del mondo

E’ difficile esagerare la straordinarietà dell’esperienza demografica degli ultimi 50 anni. Il mondo non aggiungerà mai più 4 miliardi di persone al suo carico di umani nel breve volgere di mezzo secolo. La popolazione mondiale non raddoppierà più in 39 anni, come è avvenuto tra il 1960 e il 1999 quando è passata da 3 a 6 miliardi. Ci sono voluti migliaia di anni per arrivare ad 1 miliardo. E come può dedursi dalla Figura 1, ci vollero 14 anni per aggiungere un ulteriore miliardo di individui ai 3 del 1960, e poi 13 anni, 12 anni, ed altri 12 anni ancora per ogni successivo miliardo di crescita, fino ai 7 del 2011. Ma l’intervallo tra ciascun miliardo ha già cominciato ad allungarsi. Il tasso di crescita della popolazione mondiale ha iniziato a flettere, e continuerà a scendere nel corso di questo secolo. Naturalmente c’è incertezza circa le future tendenze, ma è un’incertezza assai minore di quanto possa pensarsi. Il numero di figli per donna è oramai al livello di rimpiazzo, o sotto di esso, in gran parte delle regioni del mondo, con l’importante eccezione dell’Africa. Buona parte della crescita futura è di natura inerziale, dovuta al rapido aumento della popolazione in età riproduttiva, conseguenza dell’alta natalità dei decenni precedenti. Ma il numero delle persone in età riproduttiva comincerà a declinare nei prossimi decenni, e questo significa che la popolazione rallenterà la sua corsa, anche se non dovesse diminuire il numero medio di figli messi al mondo da ogni donna.

Ulteriori diminuzioni della mortalità, che furono il fattore principale dello sviluppo demografico nel decennio del 1960, non contribuiranno granché alla futura crescita, poiché i tassi di mortalità sono bassi in tutte le regioni del mondo e tenderanno a crescere, anziché diminuire, per effetto dell’invecchiamento della popolazione (fig 2). La fonte principale di incertezza è in Africa, dove i tassi di fecondità sono scesi più lentamente che altrove, e dove risulta difficile prevederne l’andamento nei decenni avvenire. L’ottimismo circa la capacità del mondo di accogliere i prossimi 4 miliardi di persone è conseguenza del successo col quale sono stati accolti i precedenti 4 miliardi. La crescita senza precedenti avvenuta nello scorso mezzo secolo non ha prodotto i problemi sociali ed economici che vennero preannunciati quando la popolazione del mondo raggiunse la sua massima velocità nella decade del 19603. La fame è stata frenata e la produzione di cibo è cresciuta più velocemente della popolazione in tutti i continenti. Perfino in Africa, dove l’aumento della popolazione è stato più veloce e lo sviluppo economico deludente, la produzione di cibo pro-capite è adesso del 14% maggiore rispetto al 1961. L’incidenza delle povertà è diminuita ovunque. Ovunque si sono verificati progressi notevoli nell’istruzione, si è ridotto o addirittura annullato il differenziale tra maschi e femmine, e questo in un periodo nel quale la crescita della popolazione in età scolare è avvenuta a ritmi sconosciuti in passato. Benché rimangano irrisolti tanti problemi, il miglioramento del livello di vita nel mezzo secolo trascorso è una fonte di ottimismo circa la capacità del pianeta di accogliere gli ulteriori 4 miliardi di ospiti.

Quattro miliardi in più…ma pochi bambini

Se confrontiamo i 3 miliardi del 1960 con i 7 del 2011, vediamo che la differenza è dovuta soprattutto all’aumento dei bambini e dei giovani adulti (Figura 3). E infatti la differenza di circa 4 miliardi può essere scomposta in 0,7 miliardi in più di giovanissimi (0-14 anni), 2,9 miliardi in più di adulti in età attiva (15-64) e 0,4 miliardi in più di anziani (65 anni e oltre). Cifre conseguenti alla regola che una popolazione che cresce rapidamente è una popolazione di giovani. Si noti che una cospicua parte dei 4 miliardi “passati” facevano già parte della popolazione del 1960, e perciò non sono propriamente individui aggiuntivi del periodo 1960-2011. Stiamo qui semplicemente considerando la differenza tra le due popolazione (del 1960 e del 2011), scomponendola per età.

La composizione per età degli oltre 4 miliardi “futuri” risulta molto diversa da quella relativa ai 4 miliardi “passati”. Il secondo istogramma della Figura 3 ci informa che essa consiste in 2 miliardi di anziani, 2 miliardi di adulti in età attiva (in maggioranza persone mature) e solo 0,2 miliardi di bambini. Se di questi si considerano i più piccoli, tra zero e cinque anni, ci accorgiamo che nel 2100 saranno minori di numero che nel 2011, nonostante la forte crescita della popolazione totale.

I 4 miliardi “futuri”, se ne osserviamo l’appartenenza geografica, differiranno notevolmente dai 4 miliardi “passati”. Dalla Figura 3, desumiamo che nel periodo 1960-2011 si trattò di 2 miliardi di adulti in età attiva e di 400 milioni di bambini in Asia, e di quasi 1 miliardo in più di adulti in età attiva in altre regioni del mondo. Invece tra i 4 miliardi “futuri” ci saranno 3 miliardi di Africani ( 2,1 miliardi adulti in età attiva, 0,5 miliardi di bambini e 0,5 miliardi di anziani). Il residuo 1,1 miliardi può scomporsi in 1 miliardo di anziani in più in Asia, 450 milioni di anziani in più negli altri continenti, compensati da un declino di 350 milioni, di bambini e di adulti in età attiva, fuori del continente Africano.

Il lavoro

Tornando alla Figura 3, è interessante notare come il pianeta abbia aggiunto, tra il 1960 e il 2011, 3 miliardi di persone in età attiva, con un aumento del 160% che è stato assorbito abbastanza bene nelle regioni nelle quali questa crescita si è prodotta. Si è trattato di un fortissimo shock per il mercato del lavoro, con forti conseguenze nei paesi industrializzati. Ma il mondo ospiterà 2 miliardi in più di adulti in età attiva durante questo secolo, quasi tutti in Africa. E se desta impressione il fatto che l’Africa sub-Sahariana dovrà produrre 2,4 milioni di posti di lavoro in più ogni mese dell’anno (qui consideriamo il 2040), va però ricordato che America Latina e Asia hanno creato posti di lavoro con pari velocità negli ultimi decenni. Il vero interrogativo è se l’Africa possa riuscire nell’impresa di generare lavoro come avvenuto in altre regioni del mondo.

Conclusioni

Il mondo deve affrontare molte sfide durante questo secolo, rese più aspre dall’aggiunta di altri 4 miliardi di persone. Nutrirle implicherà un incessante aumento della produttività dell’agricoltura, con lo stesso straordinario ritmo dell’ultimo mezzo secolo. Alcuni problemi ambientali, in particolare quelli legati al cambio climatico, avranno un forte impatto e non hanno semplici soluzioni. C’è scarsezza di risorse fondamentali come l’acqua. Lo scopo di queste righe non è quello di minimizzare la portata di queste sfide, ma solo di mettere in rilievo alcune differenze tra lo sviluppo demografico del passato e quello del futuro. Per esempio, il rallentamento del tasso d’incremento renderà più facile assorbire i 4 miliardi “futuri” rispetto a quanto avvenuto per i 4 miliardi “passati”. D’altro canto, il fatto che metà dell’incremento futuro sia composta da anziani renderà la sfida più ardua.

*Articolo pubblicato su N-IUSSP il 24 Luglio 2017, col titolo:  The world’s next 4 billion people will differ from the previous 4 billion

Note

1 – 4 miliardi, per semplificare il discorso: in realtà si tratta di 4,2 miliardi.

2 – United Nations Population Division, World population prospects: The 2015 revision, New York, 2015. (I dati della proiezione riportati nel tsto si riferiscono alla variante media)

3 – Lam, David (2011) “How the World Survived the Population Bomb: Lessons from Fifty Years of Extraordinary Demographic History,” Demography, November 2011, 48(4): 1231-1262.

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